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L’uomo che sapeva troppo: “Snowden” di Oliver Stone

Quando, tre anni fa, scoppiò il caso Snowden la copertura in Italia fu quella tipica di un Paese piccolo e provinciale che occupa la maggior parte del suo tempo a guardare dentro i propri confini. Non era passato molto tempo da Wikileaks, né si può affermare che al caso non si sia data copertura, ma di certo non venne fornita quella copertura che avrebbe meritato un simile affaire. Del resto, non è un caso che Ed Snowden, quando decise di svelare al mondo la sua verità, scelse The Guardian, un quotidiano che, come è normale in un Paese civile, apre con la cronaca internazionale. In Italia, forse, La Repubblica e, in misura minore, Il fatto quotidiano e La Stampa coprirono la vicenda per più di una settimana con aggiornamenti quotidiani. (altro…)

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Appunto di un viaggio in Sicilia (2)

Percorrere più di mille chilometri per vedere il punto esatto in cui fu scattata la famosa foto di Robert Capa che vedete qui accanto può sembrare una follia. Un’impresa chisciottesca, romantica, letteraria nella quintessenza. Non so se il mio futuro suocero sia effettivamente una versione moderna del cavaliere dalla triste figura, ma sicuramente la determinazione con cui è andato fino in fondo in questa impresa è degna dell'(anti)eroe cervantino. Degni del miglior Sancho Panza siamo stati noi che l’abbiamo accompagnato fino al piccolo comune di Sperlinga, nella provincia di Enna, ignari del fatto che quella foto presente su tutti i libri di storia fosse stata scattata proprio lì.

Il viaggio da Palermo a Sperlinga è stato una scoperta dietro l’altra. Non avevo mai visto l’interno della Sicilia e, di conseguenza, non avevo mai percorso la strada delle Madonie. Il paesaggio di sconfinata ampiezza: un susseguirsi di colline infinite che nulla ha da invidiare alla Toscana, alle Crete  senesi in particolare. L’arrivo a Sperlinga è completamente immerso in questo ondeggiare tra una collina e l’altra: il paese è arroccato su un “monte” e dominato dal suo castello dove trovarono rifugio gli Angiò molti secoli fa. Ma soprattutto, qui a Sperlinga tra il luglio-agosto del 1943 arrivarono gli americani per liberare l’Italia. Il luogo trasuda storia ad ogni curva.

Come spesso accade in Italia (non solo in Sicilia) le cose più particolari non godono di un’affluenza di viaggiatori degna del loro reale interesse. Forse è anche per questo che, quando ci hanno visto arrivare in 6, gli impiegati comunali di Sperlinga ci hanno dato ogni tipo di informazione e messo nelle condizioni migliori per poter visitare il paese e ritrovare il punto esatto in cui Robert Capa scattò la famosa fotografia. C’è stato un momento in cui l’intero Comune di Sperlinga era a nostra disposizione.

La visita al castello è durata circa un’ora. Dalla punta più alta è possibile dominare un paesaggio di colline infinito. La sensazione di potenza-impotenza è davvero emozionante. Allo stesso tempo libero da ogni vincolo perché aperto a 360 gradi sulla campagna ennese; e soffocato dal fatto che non esiste un dopo, l’unica via di fuga è il ritorno sui propri passi. Forse per questo gli angioini cacciati dalla Sicilia si rifugiarono qui e qui resistettero mesi grazie all’aiuto della popolazione.

Il luogo in cui Robert Capa scattò la famosa foto è due chilometri e mezzo fuori Sperlinga, sulla strada che va a Gangi. Riconosciamo il paesaggio, ma il cartello che ricorda il punto esatto è deteriorato dal tempo, completamente illeggibile. Questa è una nota non positiva, ma in fin dei conti costringe il viaggiatore a cercare nel paesaggio il punto esatto dello scatto sulla base dei propri ricordi. Lo troviamo, di fronte a noi, obiettivo finale di un viaggio che ci ha portati in un luogo dove i tempi e ritmi della frenetica vita contemporanea sono lontanissimi; un luogo sospeso, letterario, dove Don Quijote avrebbe potuto tranquillamente dar libero sfogo alla sua follia.