Fracassi

Il sacco di Genova

G8-Gate di Franco Fracassi è un libro che fa male; un piatto che va assaporato lentamente, non per degustarlo, ma perché pesante e indigesto. All’apparenza leggero, scorrevole e coinvolgente con il voltare delle pagine diventa sempre più difficile da digerire. Pochi libri avevano avuto un simile effetto dirompente, tra questi Gomorra.

Ma l’inchiesta di Fracassi fa ancora più male per il mio personale punto di vista: quello di un genovese che ama la sua città, anche se all’epoca dei fatti non ci viveva. Il G8 per un genovese è una ferita aperta su cui non si è mai fatta giustizia; ci irrita sentirne parlare dagli “opinionisti” tuttologi del nostro impazzito panorama culturale; ci irritano le commemorazioni e il ricordo. Perché siamo chiusi, gente di mare, con i capelli secchi per la tramontana e la salsedine. Perché siamo malinconici; perché quella città che critichiamo senza sosta infondo la amiamo come una madre, una moglie o una sorella che in quei tre giorni folli del luglio 2001 sono state violentate e picchiate e sfigurate. Lasciateci stare, verrebbe da dire. Non parliamone. Con questo pregiudizio pesante come un sasso nello stomaco, ho iniziato a leggere G8-Gate. Dopo poche pagine ho dovuto fare i conti con la mia memoria e non è stato facile: tutto quello che il complottismo genovese -siamo specialisti in quest’arte di vedere il marcio ovunque, di non fidarci di nessuno- aveva teorizzato era vero, e c’era dell’altro.

Non voglio raccontare il libro perché parto dalla presunzione che qualcuno leggendo queste righe corra in libreria a comprarlo o, ancora meglio, in biblioteca a chiederlo in prestito. Perché Franco Fracassi fa un’inchiesta che è un bene pubblico, di tutti noi e mi auguro di cuore che G8-Gate sia presente in tutte le biblioteche civiche, rionali e non, d’Italia. Terminata la lettura sono rimasto sgomento per almeno tre ragioni: 1) improvvisamente ti ricordi che solo due mesi dopo il G8 cadevano le Twin Towers, un filo unisce Genova e New York: due tappe di una stessa estate dopo la quale il mondo non sarebbe più stato lo stesso; 2) la crisi che stiamo vivendo è figlia della sconfitta del pensiero no-global annichilito grazie alla scientifica distruzione del suo movimento; 3) chi è stato il vero regista del sacco di Genova del 2001?

Annunci