Esilio

Il valore di essere uomo. Omaggio ad Antonio Machado

Nadie es más que nadie, porque -y éste es el más hondo sentido de la frase- , por mucho que valga un hombre, nunca tendrá valor más alto que el valor de ser hombre.
Antonio Machado scrive queste parole nel 1936, quando la Guerra Civile è appena iniziata e Madrid si prepara ad una lunga resistenza. Siamo all’inizio di quel succedersi di eventi storici che culminano con la II Guerra Mondiale e l’Olocausto nazista; inevitabile quindi intravedere una relazione, suggestiva più che reale, con i versi di Primo Levi: “Considerate se questo è un uomo”. Dubito che lo scrittore torinese conoscesse il volumetto La guerra di Antonio Machado, ultima pubblicazione in vita del poeta sivigliano. Ciononostante, è innegabile che la temperie storica e l’esperienza che li travolse, seppur considerando le dovute differenze, fu inenarrabile, ineffabile, ancorata a quella dimensione del linguaggio che è difficile da rendere intellegibile.

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Barcellona 75 anni dopo (1939-2014)

Il 26 gennaio del 1939 Barcellona si arrendeva di fronte all’esercito di Francisco Franco. Potrebbe iniziare con oggi la “celebrazione” del settantacinquesimo anniversario della fine della Guerra Civile Spagnola. Anniversario che molto suggestivamente coincide con il centenario dell’inizio della Prima Guerra Mondiale e, quindi, con l’evento storico che è universalmente riconosciuto come il primo grande cataclisma del XX secolo. Il Novecento, centuria di guerre massacranti e teatro di una serie di Olocausti impensabili per una società ormai interamente consacrata alla modernità e al progresso. Un secolo dal quale facciamo grande fatica ad uscire.

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