L’uomo che sapeva troppo: “Snowden” di Oliver Stone

Quando, tre anni fa, scoppiò il caso Snowden la copertura in Italia fu quella tipica di un Paese piccolo e provinciale che occupa la maggior parte del suo tempo a guardare dentro i propri confini. Non era passato molto tempo da Wikileaks, né si può affermare che al caso non si sia data copertura, ma di certo non venne fornita quella copertura che avrebbe meritato un simile affaire. Del resto, non è un caso che Ed Snowden, quando decise di svelare al mondo la sua verità, scelse The Guardian, un quotidiano che, come è normale in un Paese civile, apre con la cronaca internazionale. In Italia, forse, La Repubblica e, in misura minore, Il fatto quotidiano e La Stampa coprirono la vicenda per più di una settimana con aggiornamenti quotidiani. (altro…)

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Il ritorno di Bacci Pagano: “Fragili verità” di Bruno Morchio

Dopo due anni da Un conto aperto con la morte (Garzanti, 2014), torna in libreria Bruno Morchio con una nuova avventura di Bacci Pagano, il detective ratto dei carruggi e analfabeta dei sentimenti protagonista della quasi totalità dell’opera narrativa morchiana. E torna con una storia che in parte rinnova la serie Pagano dandole uno slancio vitale rispetto agli ultimi due romanzi (oltre a quello appena citato, si veda Lo spaventapasseri), strettamente connessi l’uno all’altro, che avevano fatto temere molti lettori che la saga fosse giunta al termine, complice anche l’uscita de Il testamento del greco per i tipi di Rizzoli nel 2015.

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Alle origini del noir italiano. “Venere privata” di Giorgio Scerbanenco

C’è stato un momento nella storia della letteratura italiana in cui il giallo è diventato nero. Un momento in cui le copertine dei gialli Mondadori, che dagli anni ’20 del Novecento avevano dato colore e nome al poliziesco italiano, avrebbero dovuto scalfirsi del noir delle atmosfere che Giorgio Scerbanenco stava ricreando sulla pagina del primo romanzo della serie Lamberti, Venere Privata.

Siamo negli anni ’60 del Novecento, in pieno boom economico e nell’unica, vera, metropoli internazionale che l’Italia abbia mai conosciuto: Milano. Un medico radiato e appena uscito di galera dopo un’accusa di eutanasia, Duca Lamberti, viene assoldato da un ricco imprenditore di provincia per fare la guardia al figlio alcolizzato, Davide, e fargli perdere il vizio del bicchiere facile. Se per il padre di Davide l’alcolismo era banale immaturità, Duca capisce che dietro la bottiglia di whiskey si nasconde un malessere ben più profondo: il ragazzone è corroso dal senso di colpa per non aver evitato la morte di una giovane donna, Alberta Radelli. Lamberti inizia a indagare, coadiuvato dalla polizia del commissariato di via Fatebenefratelli, e non si dà pace fino a quando non scopre la verità e scoperchia un vaso di Pandora: dietro la morte della giovane donna si cela un bieco e insulso giro di prostituzione.

Se in un’aula universitaria dovessi spiegare quale sia la differenza tra un giallo, un poliziesco classico e un noirVenere privata sarebbe il romanzo paradigmatico, esemplare, per spiegarlo, a causa di almeno due elementi.

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“De las armas y las letras”: la penna come arma da Cervantes ai poeti antifascisti della Guerra Civile Spagnola

Che la penna possa essere usata come arma, che le parole possano essere a volte più incisive che la lama di un coltello, questo è un dato di fatto. Se così non fosse, non si spiegherebbe come mai ogni volta che un regime dittatoriale prende il potere, la prima cosa che fa è mettere in atto meccanismi di censura che gli permettano di controllare tutto ciò che viene stampato, su libri, riviste e quotidiani, nel Paese. Anche i regimi democratici, forse più subdolamente, tendono a fomentare quel fenomeno odioso che è l’autocensura. Ne è un esempio la nostra povera Italia: dopo il caso De Luca relativo al TAV Torino-Lione, quale altro scrittore oserà alzare la sua voce contro la faraonica opera ferroviaria?

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Quando il calcio sa anche di politica

Sabato 30 maggio 2015 si è giocata a Barcellona la finale di Coppa del Re. In campo la formazione di casa, il FC Barcelona, contro l’Athletic Bilbao, formazione basca dal glorioso passato. Basti pensare che le due compagini sono quelle che detengono il maggior numero di Coppe del Re.

Lo stadio Camp Nou ha regalato ancora una volta uno spettacolo coreografico da brividi e un gol di Messi da cineteca. Prima del fischio d’inizio la parte di stadio che ospitava i tifosi dell’Athletic si è letteralmente dipinta di biancorosso, i colori sociali, sui quali è comparsa la scritta nera ATHLETIC. Sto parlando di un’intera curva del Camp Nou, che fa parecchie migliaia di posti. Sul lato opposto, invece, i tifosi catalani hanno proposto la frase FENT HISTORIA(“facendo la storia”), su sfondo blaugrana. Il tutto incorniciato da due enormi bandiere della Catalogna. (altro…)

In questo sperduto Far West che ci ostiniamo a chiamare Milano

Torna in libreria il trio noir Besola-Ferrari-Gallone. Dopo il successo di Operazione Madonnina e il poco convincenteOperazione Rischiatutto, con Il colosso di Corso Lodi i tre autori milanesi si mettono su binari meno scivolosi dei precedenti, con una storia che vede come investigatori il commissario Malaspina e il giornalista di nera in congedo Dino Lazzati, detto Fernet. Vanno momentaneamente in panchina Angelo, Lorenzo e Osvaldo, i tre delinquenti degni de I soliti ignoti che avevano animato i primi due romanzi.
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1914-2014. Un secolo dopo le “Meditaciones del Quijote”

Il 2014 è l’anno in cui si ricorda il centenario dell’inizio della Prima Guerra Mondiale (1914-1918). Si tratta dell’evento storico di cui la mia generazione è pronipote, perché a vivere e combattere quel conflitto, che segnò la fine di un’epoca e l’irruzione della modernità nella vita quotidiana di allora, furono i nostri bisnonni, nati tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento.
Ciononostante, vi è almeno un Paese in Europa che quest’anno non sarà impegnato nelle celebrazioni. O almeno non lo sarà direttamente. Si tratta della Spagna che in quell’occasione si dichiarò neutrale, per ragioni diverse da quelle che la portarono alla stessa scelta nel 1939 quando scoppiò la Seconda Guerra Mondiale. Se in questo caso vi erano ragioni logiche -il Paese usciva da tre anni di guerra civile che lo devastarono e che terminarono con una dittatura-, nel 1914 era più che altro una sostanziale estraneità alle questioni europee, complice la posizione periferica, a mantenere la Spagna fuori dalla contesa bellica. Inoltre, nel 1898 era calato il sipario sull’Impero coloniale con la sconfitta nei Caraibi contro la flotta degli Stati Uniti e la conseguente perdita di Cuba. Gli strascichi di quello che in Spagna fu un vero e proprio shock erano ancora ben tangibili alla metà degli anni ’10 del XX secolo.

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Quel sottile confine tra realtà e finzione: “A Milano si muore così” di Adele Marini

Non-fictional novel. Così Adele Marini definisce A Milano si muore così, sua ultima fatica da qualche mese in libreria per i tipi di Fratelli Frilli. Non-fictional significa che quello che viene raccontato è in gran parte vero, forse inventato in alcuni dettagli, in sfumature che possono anche sfuggire al lettore. Ma Adele Marini non mente. E la differenza tra inventare e mentire, per quanto sottile, è significativa quando si parla di letteratura, di realismo, di una forma di scrittura a cavallo tra la fiction e la realtà. L’epoca in cui viviamo ha visto una sempre maggiore tendenza nel romanzo realista a eliminare la finzione, metterla in un angolo per concentrarsi sulla realtà; questa nuova forma di scrittura utilizza, però, gli strumenti della creazione letteraria per pulire la prosa dell’asetticità del saggio, per renderla più incisiva e accattivante, per guardare al mondo da una prospettiva diversa che induca il lettore a una nuova lettura della realtà che lo circonda. (altro…)

Il valore di essere uomo. Omaggio ad Antonio Machado

Nadie es más que nadie, porque -y éste es el más hondo sentido de la frase- , por mucho que valga un hombre, nunca tendrá valor más alto que el valor de ser hombre.
Antonio Machado scrive queste parole nel 1936, quando la Guerra Civile è appena iniziata e Madrid si prepara ad una lunga resistenza. Siamo all’inizio di quel succedersi di eventi storici che culminano con la II Guerra Mondiale e l’Olocausto nazista; inevitabile quindi intravedere una relazione, suggestiva più che reale, con i versi di Primo Levi: “Considerate se questo è un uomo”. Dubito che lo scrittore torinese conoscesse il volumetto La guerra di Antonio Machado, ultima pubblicazione in vita del poeta sivigliano. Ciononostante, è innegabile che la temperie storica e l’esperienza che li travolse, seppur considerando le dovute differenze, fu inenarrabile, ineffabile, ancorata a quella dimensione del linguaggio che è difficile da rendere intellegibile.

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Barcellona 75 anni dopo (1939-2014)

Il 26 gennaio del 1939 Barcellona si arrendeva di fronte all’esercito di Francisco Franco. Potrebbe iniziare con oggi la “celebrazione” del settantacinquesimo anniversario della fine della Guerra Civile Spagnola. Anniversario che molto suggestivamente coincide con il centenario dell’inizio della Prima Guerra Mondiale e, quindi, con l’evento storico che è universalmente riconosciuto come il primo grande cataclisma del XX secolo. Il Novecento, centuria di guerre massacranti e teatro di una serie di Olocausti impensabili per una società ormai interamente consacrata alla modernità e al progresso. Un secolo dal quale facciamo grande fatica ad uscire.

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