viaggio

Appunto di un viaggio in Sicilia (2)

Percorrere più di mille chilometri per vedere il punto esatto in cui fu scattata la famosa foto di Robert Capa che vedete qui accanto può sembrare una follia. Un’impresa chisciottesca, romantica, letteraria nella quintessenza. Non so se il mio futuro suocero sia effettivamente una versione moderna del cavaliere dalla triste figura, ma sicuramente la determinazione con cui è andato fino in fondo in questa impresa è degna dell'(anti)eroe cervantino. Degni del miglior Sancho Panza siamo stati noi che l’abbiamo accompagnato fino al piccolo comune di Sperlinga, nella provincia di Enna, ignari del fatto che quella foto presente su tutti i libri di storia fosse stata scattata proprio lì.

Il viaggio da Palermo a Sperlinga è stato una scoperta dietro l’altra. Non avevo mai visto l’interno della Sicilia e, di conseguenza, non avevo mai percorso la strada delle Madonie. Il paesaggio di sconfinata ampiezza: un susseguirsi di colline infinite che nulla ha da invidiare alla Toscana, alle Crete  senesi in particolare. L’arrivo a Sperlinga è completamente immerso in questo ondeggiare tra una collina e l’altra: il paese è arroccato su un “monte” e dominato dal suo castello dove trovarono rifugio gli Angiò molti secoli fa. Ma soprattutto, qui a Sperlinga tra il luglio-agosto del 1943 arrivarono gli americani per liberare l’Italia. Il luogo trasuda storia ad ogni curva.

Come spesso accade in Italia (non solo in Sicilia) le cose più particolari non godono di un’affluenza di viaggiatori degna del loro reale interesse. Forse è anche per questo che, quando ci hanno visto arrivare in 6, gli impiegati comunali di Sperlinga ci hanno dato ogni tipo di informazione e messo nelle condizioni migliori per poter visitare il paese e ritrovare il punto esatto in cui Robert Capa scattò la famosa fotografia. C’è stato un momento in cui l’intero Comune di Sperlinga era a nostra disposizione.

La visita al castello è durata circa un’ora. Dalla punta più alta è possibile dominare un paesaggio di colline infinito. La sensazione di potenza-impotenza è davvero emozionante. Allo stesso tempo libero da ogni vincolo perché aperto a 360 gradi sulla campagna ennese; e soffocato dal fatto che non esiste un dopo, l’unica via di fuga è il ritorno sui propri passi. Forse per questo gli angioini cacciati dalla Sicilia si rifugiarono qui e qui resistettero mesi grazie all’aiuto della popolazione.

Il luogo in cui Robert Capa scattò la famosa foto è due chilometri e mezzo fuori Sperlinga, sulla strada che va a Gangi. Riconosciamo il paesaggio, ma il cartello che ricorda il punto esatto è deteriorato dal tempo, completamente illeggibile. Questa è una nota non positiva, ma in fin dei conti costringe il viaggiatore a cercare nel paesaggio il punto esatto dello scatto sulla base dei propri ricordi. Lo troviamo, di fronte a noi, obiettivo finale di un viaggio che ci ha portati in un luogo dove i tempi e ritmi della frenetica vita contemporanea sono lontanissimi; un luogo sospeso, letterario, dove Don Quijote avrebbe potuto tranquillamente dar libero sfogo alla sua follia.

Annunci

Appunti di un viaggio in Sicilia (1)

Sulla strada da Trapani a Palermo, dopo aver lasciato le acque cristalline di Scopello, mi cadde l’occhio su una casa bianca, a mezza montagna sul versante che scende al mare. Sul muro della casa sta scritto NO MAFIA. Ero all’altezza di Capaci; da quella casupola azionarono la bomba che uccise il giudice Falcone, sua moglie e la scorta. Un obelisco ai margini dell’autostrada ricorda il punto esatto in cui avvenne l’esplosione. Ricordo con l’inesattezza tipica dei sogni le immagini del telegiornale della sera di quel maggio del ’92. Ero ancora un bambino e solo molti anni dopo capii perfettamente lo sconforto che velava il volto di mio padre.
Il caso ha voluto che in questo 2012 mi trovassi a Palermo il giorno 19 luglio, XX anniversario della strage di Via d’Amelio. Non voglio condire di retorica questo appunto di viaggio, ma l’atmosfera in città quel giorno era particolare. Il centro quasi blindato con i vigili urbani (negli altri 15 giorni che ho trascorso a Palermo non ne ho più visti) a dirigere un traffico che si fa beffe da anni del codice della strada. Credo seriamente che in città come Palermo, Napoli o Catania sia il caso di abolire il codice, togliere i semafori e lasciare che il flusso di auto, moto e pedoni si autoregoli per sopravvivenza. Non sto scherzando: a Palermo il fatto che il semaforo sia verde non significa assolutamente niente perché qualcuno proveniente da qualche traversa non rispetterà il rosso. Oppure, imporre il casco sulle moto (questa è una provocazione) quando ci sono 45 gradi e vento di scirocco è una follia. Quel 19 luglio, sempre il centro della città, fu parzialmente ripulito: la monnezza è sparita dalle strade che dovevano percorrere le auto blu delle autorità, caso mai si impressionano. È rimasta nelle traversine e nelle periferie, tanto di lì nessuno sarebbe passato. Commentatori e giornalisti sono arrivati, hanno detto le loro quattro parole retoriche, oppure hanno detto cose non banali perché persone molto intelligenti (come Travaglio), ma poi se ne sono tornati nelle loro case del Nord, nei centri di città che funzionano, pulite e ordinate. Perché Palermo interessa tutti quando si tratta di mafia, di Falcone e Borsellino. Un po’ meno quando la domenica un viaggiatore vorrebbe visitare la necropoli punica: chiusa per assenza di personale e di fondi.
PS: ringrazio il custode della Cuba (edificio di epoca Normanna costruito da architetti arabi nei pressi della necropoli) che mi ha aperto i cancelli della necropoli per una breve visita. Non ne conosco il nome, ma se mai leggerà questo post non potrà che ricordarsi di me e delle sue compagne d’avventura.
PPS: la visita alla Cuba costa 2 €, quella alla necropoli sarebbe gratuita. Inutile dire che sono siti di inestimabile valore.