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Il tonno nero. Un caso per Antonio Libeccio

Ripubblico oggi il primo racconto con protagonista il vicequestore Antonio Libeccio, personaggio nato la scorsa estate e che ha esordito il 18 dicembre 2016, su Racconti Scontati.

Mi svegliai quando la pendola del salotto suonava le cinque del mattino. Era una notte fresca di mezza estate, avevo lasciato la finestra della mia stanza aperta per ventilare e mi ero coricato coprendomi con il lenzuolo di cotone bianco. Mi trascinai in cucina ciabattando le vecchie infradito blu, ricordo di quindici anni prima, quando ancora l’estate sapeva di sale, sabbia e polipi pescati tra gli scogli di Albissola Superiore. La cucina era un anfratto di tre metri per due dove a malapena entravano il frigo, il forno con il piano cottura e il lavandino. Presi una tonica, del ghiaccio e un lime. Lo tagliai e misi uno spicchio con il resto delle cose in un bicchiere gelato che tenevo dentro il congelatore. Bevvi in un unico sorso e in pochi secondi una bomba atomica esplose nel mio stomaco: avevo digerito la parmigiana di melanzane che la mia ex suocera, Tina Mastrangelo in Aloisio, mi aveva rifilato la notte prima. Nonostante mi fossi ormai separato da mia moglie da due anni, la Tina continuava a prendersi cura di me con devozione quasi commovente. (altro…)

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Un canto alla libertà universale: “Un uomo”, di Oriana Fallaci

Nel 2002 un mio compagno di classe decise di scrivere la tesina per la maturità attorno alla figura di Oriana Fallaci. Ho frequentato l’Istituto Tecnico Industriale Statale “G. Ferraris” di Savona e andavamo, in quell’estate di 15 anni fa, a diventare periti capotecnici in elettronica e telecomunicazioni. Figurarsi: Oriana Fallaci, oltre al mio compagno, la conoscevamo in tre su diciotto e tutti per quelLa rabbia e l’orgoglio scritto all’indomani dell’attentato alle Torri Gemelle, non certo il libro migliore della scrittrice fiorentina. Chiesi a Emiliano, questo il nome del mio compagno, perché Oriana Fallaci. La sua risposta fu lapidaria: “Leggi Un uomo”. Lì per lì non ci feci molto caso, raccolsi qualche informazione sul testo, mi chiesi “ma chi era sto Panagulis?”, e dimenticai tutto per vivere quella che doveva essere la migliore estate della mia vita e che poi si rivelò essere una delle più piatte e prive di emozioni. (altro…)

Quando il calcio sa anche di politica

Sabato 30 maggio 2015 si è giocata a Barcellona la finale di Coppa del Re. In campo la formazione di casa, il FC Barcelona, contro l’Athletic Bilbao, formazione basca dal glorioso passato. Basti pensare che le due compagini sono quelle che detengono il maggior numero di Coppe del Re.

Lo stadio Camp Nou ha regalato ancora una volta uno spettacolo coreografico da brividi e un gol di Messi da cineteca. Prima del fischio d’inizio la parte di stadio che ospitava i tifosi dell’Athletic si è letteralmente dipinta di biancorosso, i colori sociali, sui quali è comparsa la scritta nera ATHLETIC. Sto parlando di un’intera curva del Camp Nou, che fa parecchie migliaia di posti. Sul lato opposto, invece, i tifosi catalani hanno proposto la frase FENT HISTORIA(“facendo la storia”), su sfondo blaugrana. Il tutto incorniciato da due enormi bandiere della Catalogna. (altro…)

Un ricordo di Antonio Tabucchi

Domenica pomeriggio, digestione lenta, sonno incipiente. Una voce dal solotto mi chiama: “Ale, è morto Antonio Tabucchi”. Silenzio.

Mi ha colpito, questa dipartita. Di più e più profondamente di quella di Lucio Dalla -e non me ne vogliate. Non voglio esibirmi in un panegirico, cadrei nella retorica e finirei per dire cose che tutti sanno, pensano o possono dire. Non voglio neanche esibirmi in un saggio letterario: non sono un italianista e non sono un lusitanista (leggi: studioso di lingua e letteratura portoghese e brasiliana). Già, perché non è da tutti essere al contempo un grande scrittore, tradotto in oltre 40 lingue, e un esegeta straordinario: divulgatore, traduttore e insegnante. Fernando Pessoa, il più grande poeta portoghese del XX secolo (e di sempre, con Camoes), non può essere letto senza passare per Tabucchi. Un po’ perché gli ha dato voce e parole intelliggibili a chi non conosce la più musicale delle lingue neo-latine, il portoghese. Un po’ perché Tabucchi assomigliava a Pessoa, poteva essere uno dei suoi numerosi eteronimi. Un amico di Ricardo Reis, un compagno di Bernardo Soares. 

Tabucchi viveva la letteratura fin dentro il midollo. Ne raccolse tutte le sfide, non ultima l’insegnamento. Senza il vezzo narcisista dello scrittore, ma con l’umiltà del grande professore. Per questo, quando iniziai a frequentare l’Università di Siena (nel 2007!) provai una sincera invidia verso i miei colleghi lusitanisti che avevano avuto la fortuna di avere Antonio Tabucchi come professore. E l’eredità che lasciò in quell’angolo di Toscana è forse il più importante dei suoi lasciti a questo paese, prima che una dirigenza scellerata non mandasse sul lastrico un intero Ateneo, vero fiore all’occhiello del nostro sistema universitario. Lì, a Siena, il Portogallo non era semplicemente il piccolo stato vicino alla Spagna, l’estremo lembo occidentale di questo nostro continente. Era, ed è per chi con lui ha studiato, un Paese di grandi poeti e navigatori: simile e perciò diverso in tutto all’Italia

Lasciandomi alle spalle Siena e la docenza di Tabucchi vorrei ricordarlo con una delle ultime cose che ho letto di lui. Il 12 novembre 2011 mentre il Governo Berlusconi cadeva, El País pubblicava un intervento del nostro scrittore. In Italia di quell’articolo non ci fu quasi traccia (ed è grave che la cosa non mi sorprenda). Si intitola Desberlusconizar Italia ed è la più lucida analisi dell’Italia contemporanea che abbia mai letto. Emerge chiaramente perché Tabucchi sia, nelle parole di Marco Travaglio, un intellettuale “prestato all’Italia”. Libero e indipendente, senza le catene dell’ideologia a legargli il pensiero, ripercorre la storia del nostro Paese dal 1993 ad oggi individuando tutti i principali alleati del Cavaliere. Tra i quali, com’è logico, spicca Massimo D’Alema. Quell’intervento era l’ennesimo grido di un intellettuale instancabile, alla maniera di Pasolini e Sciascia, in un Paese addormentato da vent’anni diTruman Show -così definisce Tabucchi il ventennio berlusconiano.

Com’è logico la notizia della sua morte ha occupato appena i telegiornali italiani, e ancora meno le pagine dei quotidiani oggi. Scomodo da vivo, ancora più scomodo da morto. In un Paese in cui gli eroi tirano calci a un pallone, in cui non si legge perché non c’è tempo (basterebbe spegnere la televisione dopo cena), in cui è d’abitudine delegare a qualcun altro l’oneroso compito di pensare, non ci può certo essere spazio per uno scrittore libero e indipendente come Antonio Tabucchi.

Post N. 1

Per ragioni a me sconosciute la piattaforma splinder.com chiude i battenti. Ho dovuto quindi traslocare e ne ho approfittato per dare una rinfrescata al blog; dopo quattro anni un piccolo restauro ci voleva.

Dal vecchio sito dovrebbe essere attivo un redirect su wordpress, ma devo ancora capire se funziona. Tutti i contenuti che sono presenti su criticamens.splinder.com cercherò di trasferirli qui.

Criticamens rimane una finestra aperta sul mondo, dalla quale osservare con occhio critico ciò che accade, dando corpo ad una scrittura che si nutre di romanzi, saggi e poesie.