Racconti

Il ritorno

Il racconto che segue parte da un sogno fatto molti anni fa. Un sogno dalle tinte distopiche e, contemporaneamente, abbastanza realistico da rimanermi in testa per giorni, come un grumo, fino a sciogliersi e prendere forma sulla pagina bianca. Pubblicato da Racconti Scontati il 21 gennaio 2017, è dedicato al piccolo paese della Liguria in cui ho trascorso l’infanzia e l’adolescenza.

XXI secolo – quattordicesimo anno di guerra.
I fermenti d’inizio secolo portarono ben presto alla deriva autoritaria di molti Paesi europei che decisero arbitrariamente di staccarsi dall’Unione. Le responsabilità furono attribuite alla necessità di difendersi dalla minaccia terrorista e dai flussi migratori provenienti dalla sponda meridionale del Mediterraneo. Ma l’Isis era ormai un pallido ricordo ed era chiaro a tutti che l’egoismo e la sete di potere e denaro di pochi erano alla base degli ultimi sconvolgimenti politici. I primi ad uscire dal sogno europeo furono i britannici che, dopo aver dissolto il Regno alla morte di Elisabetta II, si resero indipendenti con i vecchi territori di Inghilterra e Galles, mentre la Scozia e l’Irlanda del Nord si unirono alla Repubblica d’Irlanda e rimasero nell’Unione. Seguirono la strada della Gran Bretagna Italia e Germania. In breve, quando gli anni ’20 del XXI secolo volgevano al termine, si ricrearono quelle stesse condizioni che quasi un secolo prima portarono alla II Guerra Mondiale. Le similitudini erano sconcertanti. Le previsioni più nere degli storici di tutto il mondo si stavano avverando. La Storia si stava ripetendo.
Nel 2030 il Regno d’Inghilterra e Galles invase e occupò la vicina Repubblica d’Irlanda e Scozia: di fatto fu un attacco diretto all’Unione Europea che, disunita e senza esercito, non riuscì ad organizzare una difesa efficace. Nel 2031 la Germania e l’Italia, alleate del Regno d’Inghilterra e Galles, invasero rispettivamente l’Europa centrale e quella meridionale. Ricostituirono i vecchi partiti Nazista e Fascista. A est, fu la Russia a ristabilire l’ordine sovietico riunendo tutte le ex repubbliche socialiste in un fronte comune che appoggiava i piani egemonici di Italia, Germani e Inghilterra. Era per loro l’alba di un nuovo ordine. Ciò che rimase dell’Unione Europea si dissolse e nel 2032 iniziarono a costituirsi i primi gruppi rivoluzionari con l’obiettivo di porre fine alle occupazioni nazi-fasciste di Germania, Italia e Inghilterra, e ricostituire l’Unione sulle basi del Manifesto di Ventotene: un documento che era stato cancellato dai libri di Storia e che due ricercatori avevano casualmente riscoperto in una vecchia libreria antiquaria di Milano. I gruppi resistenti erano appoggiati militarmente dagli Stati Uniti d’America, i quali vedevano nella guerra europea una nuova opportunità per ristabilire la loro egemonia culturale al di là dell’Atlantico.
Nel 2035, dopo tre anni di guerra, la follia nazifascista sembrava un’altra volta annichilita dalla resistenza civile di una parte della popolazione che, con l’aiuto dell’esercito degli Stati Uniti, riuscì a riconquistare i territori occupati. Ancora una volta la Liguria era stata pesantemente colpita dai fatti di guerra a causa della sua strategica posizione. (altro…)

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Il tonno nero. Un caso per Antonio Libeccio

Ripubblico oggi il primo racconto con protagonista il vicequestore Antonio Libeccio, personaggio nato la scorsa estate e che ha esordito il 18 dicembre 2016, su Racconti Scontati.

Mi svegliai quando la pendola del salotto suonava le cinque del mattino. Era una notte fresca di mezza estate, avevo lasciato la finestra della mia stanza aperta per ventilare e mi ero coricato coprendomi con il lenzuolo di cotone bianco. Mi trascinai in cucina ciabattando le vecchie infradito blu, ricordo di quindici anni prima, quando ancora l’estate sapeva di sale, sabbia e polipi pescati tra gli scogli di Albissola Superiore. La cucina era un anfratto di tre metri per due dove a malapena entravano il frigo, il forno con il piano cottura e il lavandino. Presi una tonica, del ghiaccio e un lime. Lo tagliai e misi uno spicchio con il resto delle cose in un bicchiere gelato che tenevo dentro il congelatore. Bevvi in un unico sorso e in pochi secondi una bomba atomica esplose nel mio stomaco: avevo digerito la parmigiana di melanzane che la mia ex suocera, Tina Mastrangelo in Aloisio, mi aveva rifilato la notte prima. Nonostante mi fossi ormai separato da mia moglie da due anni, la Tina continuava a prendersi cura di me con devozione quasi commovente. (altro…)

Naufragio

Il racconto di oggi è stato scritto quando vivevo a Siena, circa dieci anni fa. Risente dell’atmosfera che si respirava nella piccola città toscana e delle letture del periodo, più filosofiche che letterarie. È stato pubblicato su “Racconti Scontati” il 28 ottobre 2016.

 

A sognatori e naufraghi,
uomini liberi, abitanti di
un mondo in cui si perdono
alla ricerca di un senso
nascosto tra le soste e i pericoli
di un viaggio infinito

“Da una settimana mi ripeto nella mente L’Infinito di Leopardi e penso a cosa possa essere l’infinito: esso attraversa in un sol balzo molta parte della letteratura e della scienza. Da un lato la letteratura prova a figurarlo, a riprodurlo attraverso i suoi strumenti più svariati e le sue metafore più o meno adeguate. Dall’altro la matematica, scienza, tra le diverse scienze, cui sono più legato, cerca di dare una cifra, anch’essa ricorrendo ai suoi molteplici strumenti: un numero per questa (non)-quantità. Per ora, le uniche cose di cui son certo, le uniche che mi sembrano che si avvicinino di più alla figurazione dell’infinito —che sfuma nell’indefinito— sono la poesia di Leopardi e un simbolo: ∞. Decisamente troppo poco.” (altro…)

Marco

Inauguro oggi una nuova sezione di questo blog, quella dei racconti. Iniziamo con qualcosa di molto vecchio, qualcosa scritto quando i blog non esistevano, o almeno io non sapevano che esistessero. Ha riposato quasi vent’anni in una cartella, passando di computer in computer, fino a quando non è stato pubblicato su Racconti Scontati il 27 luglio 2016. 

 

A U. A., non ti abbiamo dimenticato

Savona, ottobre 1997

Marco è alla stazione del treno di Savona. Indossa una tuta grigia e scarpe da ginnastica bianche. Ha il volto tirato, sulla guancia destra il cerone si sta lentamente sciogliendo sotto il sale dell’ultima lacrima. Biondo, occhi verdi, un metro e settanta. Forma fisica perfetta e diciannove anni spesi a farsi inutilmente comprendere dal resto del mondo. Si avvicina al telefono pubblico vicino alla biglietteria, nell’atrio principale della stazione. Inserisce una moneta e digita un numero.
– Pronto?
– Buonasera signora Brenno, sono Marco.
– Ciao Marco, ti passo Luca.
– Pronto?-, la voce del giovane è lieve e confortante. Ha quindici anni, ma è solo un dato anagrafico.
– Luca, sono Marco.
– Marco, ciao, che succede?
– Non ce la faccio più. Volevo salutarti.
– Marco ma che cosa stai dicendo?
– Quello che senti: sono stanco e mi andava di salutarti.
– Ok, Marco. Ora calmati. Domani è domenica, cosa ne dici se ci vediamo per andare a pattinare?
– Non posso, ma grazie. Ci vediamo lunedì -. E riattacca senza dare il tempo a Luca di rispondere. (altro…)