Cinema

L’uomo che sapeva troppo: “Snowden” di Oliver Stone

Quando, tre anni fa, scoppiò il caso Snowden la copertura in Italia fu quella tipica di un Paese piccolo e provinciale che occupa la maggior parte del suo tempo a guardare dentro i propri confini. Non era passato molto tempo da Wikileaks, né si può affermare che al caso non si sia data copertura, ma di certo non venne fornita quella copertura che avrebbe meritato un simile affaire. Del resto, non è un caso che Ed Snowden, quando decise di svelare al mondo la sua verità, scelse The Guardian, un quotidiano che, come è normale in un Paese civile, apre con la cronaca internazionale. In Italia, forse, La Repubblica e, in misura minore, Il fatto quotidiano e La Stampa coprirono la vicenda per più di una settimana con aggiornamenti quotidiani. (altro…)

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La Guerra Civile Spagnola secondo Ken Loach

La Guerra Civile Spagnola è senza ombra di dubbio uno degli eventi storici chiave del XX secolo. Definita da alcuni «ensayo y prólogo» della Seconda Guerra Mondiale è stata da quest’ultima inevitabilmente oscurata, per ragioni di convenienza. Da una parte e dall’altra sarebbe stato poco producente capirne le ragioni e i misteri più profondi. Giustamente si pensa al conflitto come la prima fase dello scontro armato tra fascisti e antifascisti: le forze in campo dal 1936 al 1939 sono le stesse che si daranno battaglia fino al 1945, soprattutto sul fronte fascista, Hitler e Mussolini a sostegno di Franco. Dall’altra parte, dalla parte di un governo democraticamente eletto solo Russia, Messico e un’infinità di volontari provenienti da tutto il mondo. Il silenzio di Francia, Inghilterra e Stati Uniti è la ragione per cui fino alla morte di Franco le indagini sul conflitto si contano sulle dita di una mano; l’opposizione di Stalin all’estensione della rivoluzione proletaria in Spagna, già in atto in quasi tutta la Catalogna grazie agli anarchici, ha di fatto determinato lo sfaldamento interno del Frente Popular e favorito la vittoria di Franco. Come sottolineato da Paul Preston ne La guerra civile spagnola (Mondadori), l’obiettivo di Stalin era tenere occupato Hitler sul fronte occidentale.

Della rivoluzione anarchica spagnola si è parlato pochissimo, e ancora meno in Spagna. Se il conflitto, in generale, tra indagini storiche e letterarie (nel più ampio senso del termine, quindi includendo anche il cinema), ha trovato ampio spazio, la contro-rivoluzione anarchica è rimasta in un angolo. Recentemente, vale a dire negli ultimi vent’anni, due tra gli interventi più brillanti in questo senso sono stati un capitolo del libro Anarchismo di Noam Chomski e il film Terra e Libertà di Ken Loach.

Il regista inglese si sofferma esattamente sul contrasto tra comunisti e anarchici durante la Guerra Civile attraverso gli occhi di un volontario britannico, David Carr. Il protagonista è affiliato al Partito Comunista inglese e si arruola nella milizia sul fronte aragonese. La sua squadriglia è composta da un francese, un tedesco, uno scozzese, un italiano, un americano; gli spagnoli si contano sulle dita della mano. Dave si rende perfettamente conto del fatto che le milizie anarchiche, per quanto determinate e spinte da un vero ideale di libertà e giustizia, non potranno mai avere la meglio sugli eserciti di Germania e Italia: inquadrati e addestrati per fare la guerra. Lascia la milizia e si arruola nelle Brigate Internazionali, ma ben presto si ritrova a sparare contro gli anarchici e non, come logica avrebbe voluto, contro i fascisti. Le contraddizioni all’interno del Partico Comunista spagnolo sono tali che David ritorna sui suoi passi e raggiunge i vecchi compagni di milizia: se sarà sconfitto che lo sia a testa alta nella difesa di quei principi e valori in cui crede.

L’epilogo del film è storia: la milizia si sfalda, abbandonata dalle Brigate Internazionali che rispondono agli ordini del Partito Comunista che esegue alla perfezione gli ordini di Stalin di non portare a compimento la rivoluzione. Quella di Ken Loach è una delle letture più lucide del conflitto spagnolo: concentrato su una delle tante cause della sconfitta repubblicana, il regista riesce a declinarne ogni sfumatura: amore, dolore, rabbia e speranza di un popolo che ha lottato fino all’ultimo miliziano per conservare quella libertà e dignità democratica che si era o faticosamente conquistato in oltre quattro secoli di storia.

La politica è compromesso: a proposito delle “Idi di marzo” di George Clooney

Cosa si nasconde dietro le parole, le movenze e i gesti di un candidato alla presidenza degli Stati Uniti d’America? Tanto, tanto lavoro di decine, centinaia di persone che si danno da fare perché credono in un ideale o per guadagnarci in denaro e potere. Di questi uomini e donne nell’ombra alcuni sono particolarmente strategici, sono quelli che muovono le pedine per il politico, quelli che scrivono i suoi discorsi e studiano come fare in modo che quel candidato diventi Il Candidato (dopo le primarie) e poi il Presidente (dopo le elezioni). Insomma coloro che dirigono e coordinano tutto ciò che sta dietro le quinte. Questo è l’argomento dell’ultimo film di George Clooney, Le idi di marzo, da qualche giorno nelle sale di tutta Italia.

Stephen Meyers (Ryan Gosling) è un giovane addetto stampa che lavora per la campagna elettorale del governatore della Pennsylavania, Mike Morris (Clooney), candidato alla primarie del Partito Democratico e la cui corsa per la Casa Bianca è nelle mani di Paul Zara (Philip Seymore Hoffman). Avversario di Morris è il governatore dell’Arkansas, Ted Pullman, la cui campagna elettorale è guidata da Tom Duffy (Paul Giamatti). Gli staff dei candidati stanno facendo un gran lavoro dietro le quinte per garantirsi l’appoggio del senatore Thompson (Jeffrey Wright), della Carolina del Nord, al quale offrono oltre che denaro garanzie di partecipazione al nuovo esecutivo.

Stephen è tanto ambizioso quanto convinto degli ideali che muovono la politica di Morris, è ben consapevole del fatto che l’etica non porta da nessuna parte e che l’opportunismo è l’unica via per realizzare le proprie aspettative. Durante le primarie dell’Ohio Stephen inizia una relazione con la stagista Molly Stearns (Evan Rachel Wood) scoprendo che è in cinta del governatore Morris. A questo punto l’ipocrisia su cui si regge tutta la politica del Governatore cade come un castello di carte, ma Stephen invece di denunciare l’accaduto decide di usarlo a suo favore. Ricatta Morris, intimandogli di licenziare Paul Zara e mettere lui a capo della campagna elettorale. Davanti alla minaccia di una prova inconfutabile della gravidanza, Morris cede e affida al giovane addetto stampa il suo futuro politico. Stephen riuscirà a conquistare l’appoggio del senatore Thompson in cambio della vicepresidenza e a rilanciare una campagna elettorale che sembrava ormai persa.

Il film mette in evidenza tutta l’ipocrisia della politica e il fatto che essa è anzitutto compromesso. Ciò fa sì che non ci sia spazio per gli ideali e i buoni propositi se non nei proclami pre-elettorali; dietro le quinte la politica è una continua trattativa che, nel migliore dei casi, ha come fine il bene generale, ma spesso pagato a prezzi esorbitanti e in contraddizione con esso. Quello che trionfa ne Le idi di marzo è l’ambizione di un giovane addetto stampa che ha la capacità di muovere a suo favore le pedine di uno scandalo che avrebbe messo fine definitivamente alle sue aspettative in politica. In questo modo Stephen riesce a fare un salto di carriera che gli sarebbe costato anni di sacrifici, ma al caro prezzo di accantonare quei valori etici che si propone di portare alla Casa Bianca. Unica sua consolazione è l’aver in qualche modo vendicato la morte di Molly incastrando Morris e costringendolo a fare di lui il suo vero e unico uomo nell’ombra.