Mese: febbraio 2018

Sabotaggio. Un’indagine di Antonio Libeccio

Seconda indagine per il vicequestore Antonio Libeccio e l’ispettore Gianni Levratto, pubblicato su Racconti Scontati il primo marzo 2017. Fa la comparsa in questo testo un personaggio a cui tengo molto, il commissario dei Mossos d’Esquadra di Barcellona, Xavi Malasombra. La terza indagine di Libeccio e Levratto la potete leggere nell’antologia Una finestra sul noir, pubblicata dalla F.lli Frilli Editori nell’autunno del 2017, in onore a Marco Frilli. Parte dei proventi dell’antologia verranno devoluti all’associazione Gigi Ghirotti di Genova.

Genova, 19 dicembre 2015

-Come sarebbe che non vogliono darci i dettagli della spedizione?-, urlò il vice questore Libeccio quasi mangiandosi la cornetta del vecchio telefono SIP in dotazione nel suo ufficio.
-Dicono che è per la privacy dei loro clienti, ci sarebbero anche ordini di vendite erotiche.-, rispose dall’altro capo Levratto, avvolto in un cappotto di lana, con la sciarpa a coprirgli anche il naso nel vano tentativo di difendersi dalle sferzate di tramontana di quel 19 dicembre 2015.
-Ma noi siamo la polizia, non ce ne importa nulla dei gusti sessuali dei clienti di OutletNet!
-E ma non si fidano Anto’.
-Vogliono il mandato del magistrato?
-Così dicono ora, ma non so se poi alla fine cedono. Sai Antonio questi sono spagnoli, non se ne fanno nulla di un mandato italiano. Ci sta quasi una rogatoria internazionale qui.
-Per quattro pacchi. Chi si occupa di questo caso, Levratto?
-Tu Antonio, te ne occupi.
-Brutto abelinato, intendo dire che magistrato.
-Sperandio.-, l’ispettore Levratto pronunciò quel nome sottovoce.
-E belin, ma allora ce l’hanno tutti con me. Mi sfracasserà la vita e non solo per evitare che gli spagnoli arrivino prima di noi alla soluzione. Per non parlare dei francesi, perché il camion parte da Barcellona, viene rubato pieno a Marsiglia e ce lo ritroviamo vuoto a Genova. E il conducente? Dove belin è finito chi conduceva?-, Libeccio urlava come un ossesso frasi sconnesse. Si alzò dalla poltrona e sacramentò come un camallo contro il filo corto del telefono della SIP che non gli permetteva di camminare fino alla finestra del suo ufficio. Aveva volutamente lasciato il cellulare a casa per evitare che la sua ex moglie lo chiamasse per la tredicesima che stava tentando di sfilargli da inizio mese.
-Che faccio vicequestore?-, Libeccio si sedette di nuovo, staccò la cornetta dall’orecchio e riagganciò lasciando Levratto appeso al nulla dall’altra parte del filo. Iniziò a tamburellare con le dita sulla scrivania: era visibilmente infastidito dalla piega che stava prendendo quell’indagine caduta nel suo ufficio per puro caso. (altro…)

Annunci

“Vedo le cose con amara lucidità”. Intervista con Massimo Fagnoni

Nel febbraio 2016, il mio editore, Carlo Frilli, mi mise in mano un libro e mi disse: “Leggiti Fagnoni, ne vale la pena”. Tornai a casa, a Genova, e poi a Barcellona, con curiosità e dubbi. Il libro in questione era Bologna non c’è più e l’autore, Massimo Fagnoni, per me era un perfetto sconosciuto. La lettura di quel libro si riversò in una delle recensioni più liberatorie che abbia mai scritto, tanto liberatoria che, ogni tanto, Massimo mi ringrazia ancora per le parole scritte quel giorno. Nulla da ringraziare, ripeto sempre, se c’è da parlar bene si parla bene, se c’è da stroncare, si stronca. Con uguale obiettività e rispetto. Da quella recensione ne nacque un lungo carteggio, tra e-mail tradizionali e messaggi su Facebook, un epistolario virtuale abbastanza corposo e ricco, più per merito di Massimo che mio. Se tra cinquanta o cento anni ci sarà qualche filologo che si interessi alla sua opera e trovi questa corrispondenza, non lo invidio. Frammentata e liquida come ogni corrispondenza di questo secolo XXI, non sarà facile per il filologo del futuro ricostruirla.

(altro…)