Mese: gennaio 2018

Un condensato di intertestualità brillanti e intuizioni geniali. “Scommessa a Mephis”, di Mirko Giacchetti

Capita a volte di leggere qualcosa che ti sorprende. Un testo, anche breve, che non aspettavi planasse sulla tua scrivania, di cui ignoravi l’esistenza (per pigrizia) e che non avevi mai cercato. Quindi lo leggi, con interesse, perché nei confronti dell’autore provi stima e rispetto. Ma l’interesse si trasforma ben presto nella conferma di un’affinità che avevi già intuito, in qualche modo assaporato, una sera d’estate, quando l’autore del testo in questione si è sobbarcato quasi 200 km per venire a presentarti nella tua città. E dei tuoi libri ha capito tutto, te lo sbatte in faccia con parole appena sussurrate e tu quasi sei dispiaciuto di non poter passare con lui la serata, a parlare di letteratura, a discettare di cultura postmoderna, ma soprattutto a fare a gara a chi ha più numeri di Dylan Dog (lui) tra una citazione di Montale e un passo di Nebbia di Unamuno (è l’unico che ha capito il riferimento contenuto nei miei libri, chapeau). Alla fine la presentazione è quasi un ingombro, con buona pace del mio editore e della libraia (bravissima e gentilissima) che ci ha ospitati. (altro…)

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Viaggio all’inferno. “La scelta del buio”, di Piergiorgio Pulixi

Tratto distintivo del noir contemporaneo è una forte caratterizzazione geografica, anche quando questa è travestita dietro nomi di fantasia, come nel caso di Andrea Camilleri. La caratterizzazione non passa solo dai luoghi, ma anche dalla lingua: la parlata di investigatori e criminali è infarcita di frasi idiomatiche, imprecazioni e chiacchiericcio nella lingua locale; o nelle lingue locali, quando un romanzo si svolge, per esempio, a Milano, ma il commissario è di Bologna. A volte su queste basi si creano felici contrasti, come il caso di Rocco Schiavone, un romano de Roma in servizio ad Aosta. Ma, si badi, Manzini è abile nel tirar fuori il suo Rocco dalla città eterna e farlo operare in un luogo neutro dove il suo lato più oscuro possa meglio essere analizzato. Spesso si è teso nell’ultimo decennio a dare alla geografia una prominenza forse eccessiva a discapito di quello che è il vero nucleo del noir: il male, il lato oscuro della nostra società e dell’essere umano. Conta di più che un noir sia mediterraneo o che sia nero? Nonostante abbia criticato la definizione geografica di un genere letterario, non mi sottraggo alle mie responsabilità: spesso ho scelto di scrivere di un testo e non di un altro perché affascinato dalla sua geografia.

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